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DiDaniela Corghi

ELTIF – Investire nell’economia reale

ELTIF è l’acronimo di European Long Term Investment Fund, fondi di investimento europei a lungo termine.  Questi fondi sono stati istituiti per convogliare il risparmio dei privati  verso l’economia reale: si possono così sostenere le piccole e medie imprese, quelle che, generalmente, incontrano maggiori difficoltà nel reperire capitali sui mercati finanziari. Possono investire in tutti quegli strumenti definiti “alternativi” come: Venture Capital, Private Equity, Private Debt, Digital Factoring, Infrastrutture, alcuni tipi di investimento immobiliare, Fondi Speculativi, Start-up, Società non quotate…tutte attività che richiedono agli investitori un impegno a lungo termine, come ben specificato anche nel nome.

La maggior parte  degli ELTIF sono fondi chiusi:

  • si possono acquistare solamente durante un periodo di collocamento
  • si devono detenere fino alla scadenza prefissata

A causa della loro illiquidità, la legge impone, per gli investitori con un capitale finanziario inferiore a € 500.000,00, che si possa investire in un ELTIF al massimo il 10% del proprio patrimonio .

Questo tipo di investimento va affrontato solo dopo aver compreso bene le sue caratteristiche , pertanto è adatto solo a chi ha una buona esperienza sui mercati finanziari.

Per gli ELTIF, come per i PIR, sono previste le agevolazioni fiscali di esenzione delle imposte di successione e dalle imposte sui guadagni se:

  • si mantiene l’investimento per almeno 5 anni
  • l’importo massimo dell’investimento che gode dei benefici è di € 300.000,00 all’anno e di € 1.500.000,00 nei 5 anni
  • almeno il 70% del patrimonio del fondo deve essere investito in strumenti finanziari emessi da piccole e medie imprese italiane o europee non quotate oppure quotate in mercati differenti da FTSE Mib e Mid Cap
  • l’investimento in strumenti finanziari emessi dalla medesima impresa non può superare il 10% del patrimonio totale

La legge di bilancio del 2021 ha introdotto un ulteriore beneficio fiscale: il credito di imposta su eventuali minusvalenze. In caso di perdite sull’investimento in un ELTIF, queste si trasformano in credito fiscale, che non potrà essere superiore al 20% di quanto investito, e potranno essere recuperate, come detrazione fiscale, in 10 anni.

Mi spiego meglio con 2 esempi:

  1. Abbiamo investito € 10.000,00, a scadenza realizziamo € 8.500,00…quindi perdita di € 1.500,00 (15%) che si trasforma in credito fiscale. Per i 10 anni successivi andremo a togliere dalle tasse che dobbiamo pagare € 150,00 all’anno.
  2. Abbiamo investito € 10.000,00, a scadenza realizziamo € 7.000,00…quindi perdita di € 3.000,00 (30%). Si trasformeranno in credito fiscale solo € 2.000,00 (20%) e ci permetterà, per i 10 anni successivi, di togliere, dalle tasse che dobbiamo pagare, € 200,00 all’anno

Anche chi ha già sottoscritto un PIR, può sottoscrivere un ELTIF e beneficiare dei vantaggi fiscali.

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DiDaniela Corghi

PIL – Prodotto Interno Lordo

Il PIL rappresenta lo stato dell’economia di una nazione, il valore della ricchezza prodotta ed è il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all’interno del paese, anche da aziende estere, al lordo degli ammortamenti dei beni di durata pluriennale (es. macchinari, impianti, attrezzature,…) che servono per realizzare i prodotti finali. Sono esclusi dal calcolo del PIL i beni intermedi, cioè tutti quei componenti che occorrono per produrre il bene finale.

Esistono 3 metodi per calcolarlo:

  1. il metodo del prodotto o del valore aggiunto
  2. il metodo del reddito
  3. il metodo della spesa

Metodo del prodotto o del valore aggiunto

Il valore aggiunto è la differenza tra il prodotto finito e la somma dei beni intermedi. Il valore aggiunto di una azienda si calcola quindi come differenza tra i ricavi finali di vendita e le spese per l’acquisto dei beni intermedi (materie prime e semilavorati). Sommando il valore aggiunto di tutte le imprese che operano in una nazione, si ottiene il PIL di quel paese.

Metodo del reddito

Il valore aggiunto viene realizzato grazie al contributo dei lavoratori e del capitale utilizzato e vanno entrambi remunerati. Sommando quindi tutti i redditi da lavoro (salari e stipendi) e tutti i redditi da capitale (interessi ai creditori) si ottiene il PIL.

Metodo della spesa

Il PIL corrisponde anche alla spesa complessiva dei consumatori. Il valore dei beni prodotti, coincide con quanto spendono i consumatori, nello stesso periodo, per acquistare i beni prodotti. Si calcola sommando 4 componenti: Consumi, Investimenti, Spesa Pubblica, Esportazioni nette (differenza tra esportazioni e importazioni). Ma, cosa succede quando i consumatori spendono meno oppure più di quanto è stato prodotto?

Nel primo caso i beni invenduti, vanno a fare parte delle scorte, che sono quindi acquistate dalle imprese, per cui rientrano nel totale della spesa.

Nel secondo caso, l’eccedenza di prodotti necessari viene presa dalle scorte, che quindi si riducono.

PIL nominale e PIL reale

IL PIL nominale si ottiene moltiplicando la quantità di ogni prodotto e servizio per il relativo prezzo di mercato. Quindi il PIL dipende, non solo dalla quantità di beni prodotti, ma anche dal livello dei prezzi, che inevitabilmente variano da un anno all’altro. Quando confrontiamo il PIL di anni diversi, non sappiamo se un aumento fino a che punto ci segnala un incremento della produzione  e in che misura sia, invece, effetto dell’inflazione.

Per evitare, quindi, confronti alterati dall’inflazione, si calcola il PIL reale. Per quantificarlo si stabilisce un anno base, quindi si moltiplicano i beni prodotti per i prezzi dell’anno base, ottenendo così valori che permettono di verificare l’aumento o la diminuzione di produzione.

Limiti del PIL

Nonostante il PIL sia così importante e sia ritenuto il principale indicatore della ricchezza di uno stato, ha alcuni limiti:

  • considerando solo i beni e servizi che passano dal mercato, il lavori domestici, non sono conteggiati se sono svolti dalla famiglia, ma rientrano se sono svolti da collaboratori domestici
  • dà per scontato che un aumento dei consumi sia sempre legato a un aumento del benessere. Non è sempre così: nel PIL, infatti, rientrano anche le spese sostenute a causa di disastri, incidenti,…
  • gli acquisti di beni e servizi pubblici vengono effettuati al costo di produzione e non al prezzo di mercato. Talvolta il costo di produzione è superiore a causa di sprechi, talvolta invece è inferiore. La differenza di metodo nel calcolare i prezzi del pubblico, rappresenta un limite nel concetto di PIL come misura omogenea di tutti i beni servizi scambiati sul mercato.

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